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Le provocazioni di Oliviero Toscani in 20mila scatti

Ha spazzato via i luoghi comuni, smontato pregiudizi, dissacrato sentimenti all’insegna della scoperta e della conquista, usando la trasgressione e la provocazione per mostrarci quella realtà che ha avuto sempre in mente, diversa e visionaria, mai banale. È Oliviero Toscani, uno dei fotografi e comunicatori più conosciuti e più influenti a livello internazionale che in questi giorni, fino al 21 gennaio del 2018, il m.a.x. museo di Chiasso, in Svizzera, omaggia con “Immaginare”, una grande antologica che ripercorre più di cinquant’anni della sua attività professionale.

Nel corso della sua lunga carriera, Toscani – nato a Milano nel 1942 – ha fotografato di tutto e tutti, da Indro Montanelli con la Lettera 22 allo stallone che monta una cavalla, dai sederi delle donne (leggendario quello della campagna pubblicitaria dei jeans Jesus con la scritta “Chi mi ama mi segua”) alla cacca e alla morte e molto altro ancora, veri e propri capolavori dell’immagine che provocano, spiazzano e non lasciano affatto indifferenti. Grazie alle sue idee geniali e con il suo lavoro, è sempre arrivato prima degli altri, fotografando la nudità per mostrarla nella sua normalità, dalla nascita di un neonato alla serie di peni e vagine di uomini e donne diverse e di tutte le razze.

Ha fotografato un malato di AIDS in fin di vita come la divisa insanguinata di un bosniaco morto in guerra; grazie a lui e a Luciano Benetton che glielo ha permesso, l’amore omosessuale è stato sdoganato nelle fotografie pubblicitarie dove – ricorderete – anche una suora poteva baciare un prete, una ragazza anoressica mostrarsi nuda, un cane leccare un agnello e preservativi colorati essere mostrati aperti. Provocazione? No, una necessità che si aveva – e in alcuni casi, si ha tutt’ora – di mostrare ciò che non poteva essere mostrato, di sdoganare stupidi ed inutili tabù proprio grazie alle sue foto che hanno oltrepassato la sociologia e la cultura, l’egoismo e la generosità mostrandosi per come sono esse stesse realmente, senza filtri o sovrastrutture.

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